E se l’amor di patria, oggi, passasse (finalmente) attraverso la precisione della memoria?
“Marche-Polonia 1944-2024” edito per la collana de I Quaderni del Consiglio regionale delle Marche è un volume sottile e necessario: non l’ennesima retorica, ma un atlante di gratitudine che rimappa, comune per comune, la traccia lasciata dal 2° Corpo d’Armata polacco nelle nostre terre e nelle nostre vite. Non racconta “un” fatto, bensì una costellazione di gesti, luoghi, nomi: il tessuto vivo della riconoscenza.
Nel libro, la memoria non è un rito stanco. È pratica civile. A Civitanova Marche la ritualità delle corone lungo il Chienti si intreccia con la geografia dei passaggi dei mezzi corazzati; a Potenza Picena la mostra sul 4° Battaglione “Skorpion” dialoga con un concerto di Chopin che fa vibrare un’idea di Europa condivisa; a Castelfidardo il ricordo della 3ª Divisione “Carpatica” diventa lavoro di comunità: targa al campo “Gabbanelli”, annullo filatelico, documenti rari, lezioni pubbliche. Offagna riporta al centro la quota 360 del Monte della Crescia – teatro di un’aspra battaglia – e la città sede del museo della liberazione di Ancona racconta l’assedio e l’accoglienza degli sfollati come due facce della stessa maturità civica. A Senigallia la liturgia laica (lapidi, sacrario) convive con la liturgia pop (le giornate del Summer Jamboree), a dire che la gratitudine si può celebrare anche con leggerezza colta. Montecarotto custodisce i nomi e le voci della Brigata Maiella; Jesi incardina convegni d’istituto e visite ai musei della battaglia; Grottazzolina trasforma una rievocazione (“Arrivano i polacchi”) in cantiere educativo – mezzi d’epoca, uniformi, mostre sulle ausiliarie camioniste e sul Generale Anders – perché la storia torni tridimensionale, respirabile.
Il quaderno non ha paura delle microstorie: la scheggia biografica compone il mosaico. Qualche citazione, breve ma eloquente, basta a misurare il tono del volume:
- a Camerata Picena riemerge il nome di Jan Moszaro, giovane soldato caduto: una messa, un registro parrocchiale, una comunità che si raccoglie;
- a Ostra, sulla lapide dedicata alla 5ª Divisione “Kresowa”, la città incide parole che non hanno perso smalto e inchiodano il presente alle sue responsabilità. (“…invitti entrarono liberatori in Ostra”)
- la formula che attraversa tutto il volume – «Per la vostra e la nostra libertà» – non un motto, un programma che risuona da Montecassino a Loreto come un testamento civile.
- Filottrano è il sacrario del sangue condiviso: Polacchi e paracadutisti “Nembo” del CIL combattono “uniti nel dovere” e, tra i terreni provvisori dei caduti, qualcuno scrive l’imperativo minimo di ogni patria che voglia essere adulta: «Curate i nostri morti, sono morti per voi». Poche sillabe, tutto il Novecento.
Due fili rossi percorrono le pagine. Il primo è pedagogico: la Scuola di Lingua e Cultura “Anders” lavora da anni con ragazzi e famiglie, tessendo ponti con altri istituti in Italia e all’estero e portando le classi nei luoghi della memoria. Il secondo è culturale: mostre (“I Sentieri della Speranza, l’odissea della libertà”, “Il Generale dalla Terra Inumana”, “Le Marche in guerra”), musica (il pianoforte di Świętoński a Macerata), cinema (“Czerwone Maki”) e persino la filatelia (annulli e carteggi) diventano alfabeti accessibili per una cittadinanza che vuole capire, non solo commemorare. Qui si coglie il contributo “di sistema”: il Consolato Onorario di Polonia nelle Marche che convoca; ANCI che connette; AIPNM, ANCR e una trama di associazioni che alimentano; e POLOVERS – laboratorio civico, creativo, digitale – che ricuce linguaggi e archivi, porta le storie in piazza e le rende condivisibili.
Il libro ha un merito ulteriore: spezza il vecchio duello tra memorie “contrapposte”. Non sostituisce una narrazione a un’altra; allarga il quadro. Restituisce il peso numerico, logistico, umano dell’8ª Armata inglese e del 2° Corpo polacco nelle Marche; riconosce l’apporto dei reparti italiani del CIL e delle comunità locali; invita a guardare i fatti, i nomi, i documenti, le fotografie. È così che si disinnesca la “dannatio memoriae” che per decenni ha sfilacciato la coscienza storica: con precisione, non con slogan.
In filigrana, la lezione che attraversa i contributi dei sindaci: la memoria è un’infrastruttura civica. La si progetta, la si finanzia, la si apre al pubblico; ci si studia sopra; la si racconta bene.
Non stupisce, allora, che la presentazione ufficiale di “Marche-Polonia 1944-2024” si sia svolta alla Domus Stella Maris di Ancona: un luogo che parla di mare e di accoglienza, perfetto per un libro-ponte. La regia istituzionale (la collana dei Quaderni diretta dal prof. Giancarlo Galeazzi, il sostegno di Marcello Bedeschi per ANCI Marche, l’instancabile lavoro della Console Onoraria di Polonia in Ancona – che ci pregiamo annoverare fra i nostri soci, ndr ) e la coralità degli interventi dei Comuni hanno trasformato un “lancio editoriale” in un’esercitazione di cittadinanza: vedere le foto scorrere, ascoltare i racconti in prima persona, riconoscere il lavoro degli archivi e dei volontari, ha reso plastico ciò che troppo spesso resta astratto.
In un’epoca di feed veloci e identità urlate, “Marche-Polonia 1944-2024” ricorda che l’amor di patria non si declama: si documenta, si condivide, si insegna.
È un libro che chiede azione: ai sindaci di coordinarsi, alle scuole di progettare percorsi, alle famiglie di tramandare, alle associazioni di fare rete. Insieme, non per nostalgia, ma per educazione civica. Perché – lo dicono queste pagine con misura e fermezza – la libertà si difende anche così: ricostruendo bene come l’abbiamo ricevuta.
Mauro Radici









