È tempo di dire basta al riduzionismo ideologico. Sostenere che le Foibe furono una semplice “reazione al fascismo” è una tesi storiograficamente superata e giustificazionista. Chi tenta di spostare il focus solo sul ventennio precedente attua una strategia di elusione per nascondere un disegno di epurazione preventiva pianificato dal regime comunista jugoslavo.
Si è svolta a Macerata la mattina di martedì 10 febbraio 2026 ai Giardini “G. Micheletti” nel quartiere Vergini, la cerimonia commemorativa in occasione del Giorno del Ricordo, promossa dal Comune di Macerata in collaborazione con l’Unione degli Istriani.
Alla presenza del Sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, dell’Assessore Paolo Renna e di numerose autorità civili e militari della città, è stata deposta una corona di alloro presso il monumento dedicato alle vittime delle Foibe. Un momento solenne e raccolto, accompagnato dal silenzio rispettoso dei presenti (fra cui ANCR con il Presidente della Sezione maceratese Radici e ANB con il presidente Posa) che ha voluto rendere omaggio a quanti persero la vita in una delle pagine più dolorose della storia del confine orientale italiano.
Nel corso degli interventi del Sindaco e dell’Ass. Renna è stato ribadito come il Giorno del Ricordo non rappresenti un’occasione di divisione, ma un invito alla consapevolezza storica e alla responsabilità civile. La memoria, è stato sottolineato anche dal rappresentante dell’Unione degli Istriani, non deve alimentare contrapposizioni, bensì favorire comprensione, dialogo e rispetto reciproco. Ricordare significa oggi rinnovare l’impegno contro ogni forma di odio e intolleranza, trasmettendo alle nuove generazioni il valore della libertà, della democrazia e della convivenza pacifica, fondamenti imprescindibili per costruire un futuro di pace.
LA REALTÀ STORICO-SCIENTIFICA
Le fonti istituzionali e il lavoro della Commissione storico-culturale italo-slovena (2000) parlano chiaro:
Epurazione Preventiva: Le stragi del 1945 non furono “vendetta”, ma un progetto politico preordinato per eliminare chiunque potesse opporsi all’annessione dei territori alla Jugoslavia comunista.
Obiettivo Politico, non solo Etnico: La violenza colpì in modo feroce una popolazione inerme e incolpevole. Tra le vittime non ci furono solo fascisti, ma membri del CLN (antifascisti italiani), sacerdoti, autonomisti fiumani e persino sloveni e croati contrari al regime di Tito.
Documento Ufficiale: La Commissione sancisce che le esecuzioni miravano a “incutere terrore nella popolazione italiana” e a colpire le autorità e le persone simboliche della presenza dello Stato italiano.
IL SACRIFICIO DI VITTORIO VECCHIOLI
A Macerata “non dimentighémo”. Neanche il bersagliere Vittorio Vecchioli. La sua tragica fine nel dicembre 1943 — a ridosso dell’armistizio — è la prova che non si cercavano colpevoli di crimini, ma si attuava una repressione capillare contro chiunque rappresentasse l’identità italiana. Vittorio fu vittima di un odio ideologico che non ammetteva repliche, parte di quelle migliaia di italiani scomparsi nel nulla dopo l’arresto da parte dell’OZNA (la polizia politica jugoslava del gen. Tito).
RISPOSTA AI RIDUZIONISTI
Come affermato dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, queste sofferenze non possono essere negate o ridotte a ritorsione:
“Non si trattò di una ritorsione contro i torti del fascismo […] ma di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono il dovuto rilievo”.
Le foibe non colpirono “i fascisti”, ma chiunque rappresentasse l’italianità o l’opposizione al disegno egemonico di Tito. Le prove sono nei numeri e nei profili delle vittime:
Non solo italiani: Il terrore comunista colpì duramente anche sloveni e croati anticomunisti. Fu una purga politica per instaurare un regime.
Vittime civili e innocenti: Furono infoibati sacerdoti, donne (come Norma Cossetto), operai e persino ex partigiani che non accettavano l’annessione alla Jugoslavia.
L’Esodo: 350.000 persone non fuggono per “colpa” di un regime passato, ma per la paura concreta di un terrore presente. Un intero popolo ha scelto l’esilio pur di restare libero.
I NUMERI DELLA TRAGEDIA
Le Foibe: Si stima un ordine di grandezza di migliaia di vittime (tra le 3.000 e le 4.000 solo per il 1945), eliminando il mito riduzionista che parla di pochi casi isolati.
L’Esodo: Un vero “plebiscito di popolo” che coinvolse tra le 250.000 e le 300.000 persone. Oltre il 45% degli esuli erano operai, seguiti da contadini, impiegati e gente comune: un intero popolo che scelse l’esilio pur di non vivere sotto un regime totalitario.
Confutiamo ogni tentativo di negazionismo sottile che tenta di sminuire la valenza politica di queste stragi o di trasformare l’esodo in una “migrazione economica”.
La memoria non si divide. La verità non si negozia.
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Confutazione delle tesi riduzioniste
Sulla base delle fonti, ecco alcune risposte alle obiezioni che spesso emergono:
Sulla “Reazione al Fascismo”: Le fonti chiariscono che usare il tempo dedicato al fascismo per spiegare le foibe è mera elusione. Le foibe non furono “reazione”, ma uno strumento per l’edificazione di un nuovo ordine comunista tramite la violenza di Stato.
Sulla “Pulizia Etnica”: Molti riduzionisti contestano il termine. Le fonti suggeriscono che la definizione corretta sia “epurazione dei nemici del popolo” (reali o potenziali), che colpì gli italiani non per la razza, ma perché volevano mantenere la sovranità italiana.
Sui Numeri: I riduzionisti citano spesso solo le salme esumate (centinaia). Voi potete rispondere che il termine “Foibe” è un paradigma simbolico che include migliaia di scomparsi e morti in prigionia, dei quali non fu mai possibile recuperare i corpi a causa del cambio di confini.ghèmo.
Foto: Comune di Macerata









