A Montecosaro la Memoria degli IMI diventa finalmente voce. Un evento dell’ANCR restituisce un diritto negato agli Internati Militari Italiani
Montecosaro ha ospitato domenica 1 febbraio 2026 un evento per la Giornata della Memoria, compiendo un atto di verità civile. Nel Teatro delle Logge, quasi gremito, si è consumato qualcosa che va oltre la cronaca culturale: il riconoscimento pubblico di una memoria a lungo esclusa, quella degliInternati Militari Italiani (IMI), e insieme il riconoscimento del dolore silenzioso delle loro famiglie, spesso rimaste sole per generazioni.
In platea non c’erano solo cittadini. C’erano figli, nipoti, discendenti diretti di alcuni dei 650mila soldati italiani deportati nel 1943 nei lager nazisti di Germania, Austria e Polonia e condannati al lavoro forzato. Persone che hanno ereditato non solo un cognome, ma un peso: il trauma non detto, la fame, il gelo e l’immane fatica taciute o raccontate a mezza voce, la vergogna insinuata nel dopoguerra, la discriminazione sociale subita dai loro padri che erano tornati formalmente sconfitti, non celebrati, talvolta guardati con sospetto. Per molti di loro, l’evento di Montecosaro ha rappresentato la prima vera restituzione pubblica di quella storia. Non un risarcimento simbolico, ma un riconoscimento umano e collettivo.
E forse la forza comunicativa dell’iniziativa promossa dalla locale Sezione “Luigi Torresi” dell’ Associazione Nazionale Combattenti e Reduci (ANCR) in collaborazione con la Federazione Provinciale di Macerata, il Centro Studi Montecosaresi e il patrocinio del Comune di Montecosaro, risiede proprio nella sua struttura: un mosaico di sguardi che ha saputo tenere insieme linguaggi diversi per ricomporre una memoria frammentata. Un intreccio consapevole di linguaggi e fonti, ciascuno indispensabile all’altro, che ha visto alternarsi il cinema come atto di giustizia, la ricerca documentale che ricuce il territorio alla Storia, la testimonianza personale che diventa patrimonio condiviso, l’invito all’impegno attivo come responsabilità civica.
La proiezione del docufilm “I dimenticati di Stato” di Roberto Zamboni (eroe dei nostri tempi e vero e proprio spiritus movens della ricerca degli IMI nei cimiteri italiani d’onore all’estero) ha fornito la cornice storica e politica: l’internamento come lavoratori coatti anziché come prigionieri di guerra, il “NO” al nazismo e alla RSI, la rimozione nel dopoguerra. Non un racconto emotivo fine a sé stesso, ma un dispositivo di conoscenza che chiede allo spettatore di assumere una posizione.
Le indagini del direttore del CSM Fabrizio Quattrini sugli IMI e i decorati con Medaglia d’Onore montecosaresi hanno fornito uno spessore documentale all’evento. Nomi, date, percorsi: la grande storia torna leggibile perché ancorata alle vite di una comunità.
La videointervista “La Cassetta di Legno. Una vita deportata, una vita riconquistata” al 99enne Giambattista Boldrini – ha reso tangibile ciò che spesso conosciamo in astratto: speranze e sogni spezzati e poi ricostruiti. Un oggetto umile come custode di un’esistenza intera, una casa costruita con le proprie mani, la vita che attraversa la deportazione a Sforzacosta, Suzzara, Monaco di Baviera, il lavoro forzato a Kahla, fino al ritorno a Matelica: qui la memoria smette di essere astrazione e diventa eredità concreta.
A suggellare idealmente la giornata le parole di Mauro Radici, presidente ANCR Macerata e coordinatore federativo regionale, che riassumono il senso profondo dell’iniziativa: e la collocano fuori dei recinti identitari «Gli Internati Militari Italiani non chiedono pietà, ma verità, verità fin qui scomode. Ricordarli non significa riscrivere la storia: significa completarla. Finché la scelta di questi combattenti resterà ai margini della storia pubblica, la memoria stessa sarà incompleta. Cosa ce ne facciamo oggi del loro “NO”? » Una chiamata al presente, soprattutto per chi educa.
Determinante, in questo percorso, è stata la presenza e il contributo del Sindaco di Montecosaro, Lorella Cardinali, che ha certificato istituzionalmente la rilevanza dell’evento, sancendo un passaggio fondamentale: la memoria degli IMI non è più solo patrimonio delle famiglie o delle associazioni, ma entra a pieno titolo nel perimetro della responsabilità pubblica. È un segnale politico nel senso più alto del termine. E ciò assume un peso ancora maggiore se confrontato con una realtà evidente e spesso taciuta: gli Internati Militari Italiani sono ancora oggi largamente assenti dalla narrazione ufficiale della Giornata della Memoria, anche in contesti territoriali come Macerata, dove pure la storia degli IMI è numericamente e umanamente rilevante.
Montecosaro rompe questa consuetudine. Lo fa con rigore, senza contrapposizioni, ma con una chiarezza che non può più essere ignorata. L’evento si inserisce in un percorso più ampio promosso da ANCR nella provincia di Macerata — come già avvenuto a Recanati con la scopertura di una targa dedicata alla memoria degli IMI — volto a ricomporre una memoria nazionale incompleta, restituendo agli internati italiani il posto che spetta loro nella coscienza civile del Paese. Non come categoria marginale, ma di primissimo piano come testimoni di una scelta morale, il rifiuto di collaborare con il nazifascismo, pagato con la deportazione, il lavoro coatto, l’oblio.
Montecosaro ha dimostrato che un’altra strada è possibile. Ora spetta alle istituzioni, ai territori, al mondo della scuola e della cultura assumersi questa responsabilità. Perché la memoria, quando è piena e condivisa, non divide: educa.
Per le foto, si ringraziano Montecosaro Da Scoprire Barbara Sagripanti e Emanuele Tremendozzi









