ANCR Macerata, rappresentata dal presidente Mauro Radici, ha preso parte alle celebrazioni per l’81° anniversario della liberazione di Filottrano (9 luglio 1944). La cerimonia – con alzabandiera sulla storica torre dell’acquedotto, corteo ai monumenti e consegna di benemerenze – ha visto la presenza delle rappresentanze del 183° Reggimento Paracadutisti “Nembo” e del 184° Reparto Comando e Supporti Tattici Paracadutisti, eredi diretti della Divisione d’assalto “Nembo”. Con noi, anche alcune amiche polacche, testimonianza viva del legame italo-polacco forgiato in quei giorni di combattimento.
La battaglia di Filottrano, combattuta tra il 30 giugno e il 9 luglio 1944, rappresenta uno dei momenti più intensi e significativi dell’apporto delle Forze Armate regolari italiane – inquadrate nel Corpo Italiano di Liberazione (CIL) – alla Guerra di Liberazione. In quelle giornate, reparti della Divisione paracadutisti “Nembo” operarono fianco a fianco con le truppe del 2° Corpo Polacco del generale Władysław Anders, in una manovra combinata che avrebbe aperto la via verso Ancona, obiettivo strategico per le operazioni alleate sul fronte adriatico.
Per il CIL, Filottrano fu molto più di una vittoria tattica: fu la dimostrazione che l’Italia, pur uscita dall’8 settembre lacerata e occupata, poteva rialzarsi con l’onore delle proprie truppe, combattendo apertamente e lealmente al fianco degli Alleati per liberare il proprio territorio. In un momento in cui la legittimità e il valore del soldato italiano erano messi in discussione, la “Nembo” e gli altri reparti del CIL mostrarono che il giuramento alla Patria non era stato spezzato, ma rinnovato attraverso il sacrificio.
Il legame con il II Corpo Polacco conferì alla battaglia un ulteriore valore simbolico. Italiani e polacchi, entrambi reduci da sconfitte e tradimenti subiti, combattevano ora insieme per la libertà, uniti non solo da un obiettivo militare, ma da un sentimento profondo di riscatto nazionale e dignità. Questa fratellanza d’armi si tradusse in cooperazione sul campo, sostegno reciproco e nella consapevolezza che la libertà di una nazione è inseparabile dalla libertà delle altre.
Eppure, nonostante l’importanza militare e morale dell’episodio, il sacrificio di Filottrano è rimasto a lungo marginalizzato nella narrazione complessiva della Resistenza, spesso concentrata quasi esclusivamente sull’azione partigiana. Così, la memoria di quei giorni rischia di essere confinata agli annali specialistici o alle commemorazioni locali, invece di entrare a pieno titolo nel patrimonio condiviso della nazione. È un’assenza che priva la nostra coscienza civile di un tassello fondamentale: la consapevolezza che la Liberazione fu anche opera di soldati in uniforme, di reparti ordinati, di una continuità dello Stato italiano che, pur ferito, seppe riscattarsi con il sangue dei propri uomini.
Filottrano è quindi un simbolo doppio: da un lato, l’amore per la Patria tradotto in azione concreta dai soldati del CIL e dai loro alleati polacchi; dall’altro, il monito a non lasciare che la memoria venga selezionata e ridotta, ma ad abbracciare la totalità dei sacrifici che ci hanno restituito la libertà. Ricordarla significa restituire dignità alla verità storica e riconoscere il debito morale verso chi combatté, non per un’ideologia, ma per l’Italia.















