La voce di Arturo Ciccolini per la “Domenica di carta” dell’Archivio di Stato di Macerata
“Gli archivi di famiglia” raccontano l’umanità, la speranza e la fedeltà alla Patria del Tenente Arturo Ciccolini: l’Archivio di Stato di Macerata e la famiglia hanno reso omaggio alla storia di un maceratese che parla alle coscienze ancora oggi, alla presenza delle Associazioni Combattentistiche della città.
«Quante cose sbagliate ed ingiuste anche in questa vita militare che dovrebbe invece essere il contrario e rappresentare la giustizia per eccellenza!»
Macerata, 13 ottobre 2025 – Parole potenti, scritte il 3 settembre 1943 da un giovane ufficiale maceratese al padre pochi giorni prima di morire, che sanno di verità eterna. Dietro l’uniforme del Tenente Arturo Ciccolini non c’è né odio né retorica, ma tutta la verità di un uomo che vede crollare il senso stesso della giustizia che serviva. Sono righe che spogliano la guerra della sua presunta gloria e la mostrano per ciò che è: un fallimento della ragione e dell’umanità. Ogni volta che leggiamo frasi come questa, dovremmo ricordarci che la vera vittoria è solo la pace, e che nessuna battaglia vale il silenzio di un figlio che scrive al padre per capire il senso di ciò che non ha senso.
In occasione della “Domenica di Carta” promossa dal Ministero della Cultura, dedicata quest’anno al tema “Gli archivi di famiglia”, l’Archivio di Stato di Macerata ha aperto le sue sale al pubblico per presentare una mostra documentaria intensa e toccante, dedicata a questo giovane ufficiale maceratese del 129° Reggimento Fanteria “Perugia”, caduto in Albania dopo l’8 settembre 1943.
L’iniziativa, introdotta dalla Direttrice dell’Archivio di Stato, Dott.ssa Anna Ciuti, coadiuvata dalla Dott.ssa Eliana Viola, responsabile della didattica e divulgazione, ha visto la partecipazione di numerosi cittadini e rappresentanti delle associazioni cittadine, fra cui ANCR – Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, ANMIG – Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, Istituto del Nastro Azzurro e Associazione Nazionale Bersaglieri, a testimonianza della vitalità del tessuto memoriale e associativo del territorio.
Un piccolo archivio che custodisce una grande storia
La mostra ha offerto al pubblico la possibilità di ammirare lettere, fotografie e cimeli personali donati nel 2010 dalla famiglia Ciccolini, un piccolo archivio privato che conserva una grande testimonianza storica e umana. Le epistole inviate quasi quotidianamente da Arturo alla sua famiglia raccontano la dura vita sul fronte balcanico durante la Seconda guerra mondiale: parole dense di emozioni, nostalgia, speranza, fede e un profondo amor patrio. Un flusso di coscienza sincero e senza filtri, nel quale il giovane ufficiale condivide le proprie inquietudini, le paure e le domande, ma anche l’attenzione costante per i propri cari e per la condizione dei commilitoni.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la corrispondenza si interrompe improvvisamente: iniziano così l’angosciosa attesa e le ricerche della famiglia, che per anni tenterà di ricostruire la sorte del figlio. Solo in seguito si scoprì che, nel contesto dell’operazione “Achse”, predisposta dal comando tedesco per disarmare le truppe italiane, numerosi ufficiali – tra cui lo stesso Ciccolini – furono fucilati per aver voluto restare fedeli al giuramento al Re e all’Italia, mentre gran parte delle truppe furono deportate nei campi di prigionia in Germania, Austria e Polonia per essere avviate al lavoro coatto.
La voce di un tempo che non passa
Particolarmente commovente è stata la lettura pubblica di alcune lettere di Ciccolini selezionate dal Dott. Costantino Caroselli, Ufficiale medico dell’Esercito Italiano in congedo e dirigente medico. Epistole da cui emergono la delicatezza e la forza di un uomo che, pur immerso nel dramma della guerra, trova nel pensiero della famiglia e nella fede la ragione del suo coraggio. Dolcissime le parole rivolte all’amata sposa promessa, che Arturo cerca di rassicurare con toni intimi e sereni: un frammento di vita quotidiana che restituisce tutta l’umanità e la fragilità dietro l’uniforme, e che trasforma quell’apparente “storia militare” in una storia familiare e sociale, profondamente attuale per i valori e i sentimenti che esprime.
La Dott.ssa Ciuti ha ricordato come “gli archivi di famiglia non siano soltanto depositi di memoria privata, ma strumenti di conoscenza collettiva, in grado di illuminare le pieghe più autentiche della nostra storia nazionale”.
Fra i documenti in mostra, anche la “Raccolta di memorie” dell’Avv. Giuseppe Ciccolini “della vita militare del povero mio figlio Arturo da servire per la compilazione della Sua biografia”, edita a Macerata dall’Unione tipografica operaia nel 2010 (il bers. Claudio Pallotta era presente, ndr).
Dalla memoria alla riflessione
Un filmato con immagini d’epoca ha accompagnato il pubblico in un viaggio emozionante fra lettere, volti e luoghi del fronte greco-albanese, per commemorare il Tenente Ciccolini con tutti i militari italiani caduti nei Balcani. Il ricordo della tragedia del piroscafo “Oria” – con oltre 4.000 soldati morti nel naufragio, fra cui un omonimo di Caroselli, anch’egli originario di Cittaducale (RI) – e degli eccidi di Cefalonia e Corfù, dove circa 20.000 militari italiani persero la vita dopo aver resistito al disarmo, è risuonato come un invito a una riflessione sul valore della pace e della libertà, oggi nuovamente minacciati dai conflitti in corso.
I partecipanti hanno poi visitato il Sacrario Militare della Provincia di Macerata, accolti dal bersagliere Cav. Mario Barbera Borroni, ricercatore storico e custode volontario che da anni ogni venerdì mattina apre e cura il luogo della memoria.
Un invito alla cittadinanza
La mostra dedicata ad Arturo Ciccolini ha rappresentato, nel segno del tema “Gli archivi di famiglia”, una testimonianza concreta di come le storie personali possano diventare memoria collettiva e strumento di educazione civile. Mauro Radici presidente della sezione ANCR di Macerata sottolinea come“ La storia del Tenente Ciccolini non è soltanto quella di un soldato, ma di una famiglia italiana, di un legame affettivo e spirituale che supera la guerra e parla ancora oggi alle coscienze. Ogni lettera, ogni fotografia, è un frammento del nostro patrimonio identitario: conservarlo, studiarlo e farlo conoscere alle ragazze e ai ragazzi è un dovere morale verso il Paese e segno concreto di gratitudine per chi ha scelto la fedeltà e la dignità”. A supporto della preziosa opera dell’Archivio di Stato, l’ANCR invita quindi la cittadinanza a contribuire con materiali, racconti e testimonianze familiari alla ricostruzione di un Archivio Vivo della Memoria, affinché la voce di Arturo e di tanti altri giovani italiani continui a ispirare nuove generazioni di cittadini consapevoli e pacificatori.
















